4° EDIZIONE

Pronti a ripartire

Con questo numero del nostro giornalino parrocchiale si concludono gli eventi previsti per la celebrazione del 50° anniversario, Vescovo Mons. Francesco Monaco, della istituzione della Parrocchia San Pio X. L’anno trascorso è stato caratterizzato da grande fermento che ha impegnato tante energie e ha richiesto l’impegno attiva di molti di noi sostenuti dalla determinazione e dalle scelte del nostro parroco Padre Alessandro Giambra. Infatti la ricorrenza del cinquantesimo della Parrocchia è coinciso con il cinquantesimo del Concilio Vaticano II e con il centenario della morte di San Pio X, titolare della chiesa. Per tutti questi eventi, come si riscontra dalla lettura degli articoli pubblicati, sono stati organizzati incontri, relazioni ed attività varie. Dal contesto degli eventi svolti per la ricorrenza è emersa la specificità della pastorale attuata nella nostra Parrocchia durante il cinquantesimo dai due parroci succedutisi. Come infatti sostiene il nostro padre Vescovo Mario, nel suo articolo qui a fianco pubblicato, questa realtà parrocchiale, scontando i limiti delle insufficienze umane, si caratterizza per l’esercizio della carità, della solidarietà, della reciprocità, dell’accoglienza e per la partecipazione consapevole alla vita religiosa guidata dall’impegno, dalla testimonianza e dal carisma del parroco Padre Alessandro Giambra. Ma sicuramente l’aspetto più caratterizzante la pastorale parrocchiale è stata l’attenzione e la cura verso le vocazioni: vocazione al sacerdozio (Giuseppe Di Rocco e Leandro Giugno); vocazione alla vita consacrata (Francesca Zafarana); vocazione alla vita matrimoniale. La celebrazione del cinquantesimo è stata anche l’occasione per ricordare alcuni protagonisti della storia della parrocchia come il primo parroco padre Pietro Piangiamore, i vice parroci succedutisi e i laici impegnati tra i quali mensioniamo le sorelle D’Aleo e Natalizia Lo Piano. Ma il cinquantesimo è stato anche per tutti noi un’occasione di riflessione che ci consentito di evidenziare le difficoltà e i problemi presenti della nostra realtà parrocchiale e potere quindi con consapevolezza e determinazione operare meglio per rispondere alle aspettative della comunità parrocchiale. Concludiamo il 50° pronti a ripartire.

Mirella Campione Pilato

COMUNITÀ IN COMUNIONE

wpid-img_20140923_215224.jpgCon grande gioia ho accolto l’invito del carissimo P. Alessandro Giambra di scrivere questo articolo nel 50° anniversario di fondazione dell’amata comunità parrocchiale S. Pio X. Il 12 marzo 2008, a conclusione della Visita Pastorale a quella comunità, ho scritto: «Sono venuto povero e sono andato via ricco… della vostra fede, della meravigliosa testimonianza della carità che tanta consolazione ha dato al mio cuore, del vostro spirito di unità e della vostra semplice spontanea gioia». E a proposito del parroco P. Alessandro dicevo: «Grazie alla sua tenacia e al suo modo di fare, spontaneo ed evangelicamente schietto, si è andata edificando una bella e variegata comunità, famiglia di famiglie, e una casa del Signore decorosa e dignitosa». Evidenziando come «responsabilità e impegno missionario trovano un ottimo criterio di credibilità nell’enorme e largo esercizio di carità e di solidarietà che coinvolge l’intera comunità parrocchiale… Grazie per la vostra generosità verso i seminaristi, cuore del nostro cuore!». Ora nel presente articolo desidero offrire ai lettori una breve riflessione sulla fede e la carità, quali fondamenti della comunione nella comunità.

1. La fede nella quotidianità «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere… Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune… spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore» (At 2,42-46). In questo “sommario” di Atti degli Apostoli Luca presenta la vita cristiana e la comunità attraverso la perseveranza nell’insegnamento degli Apostoli, la koinonia (comunione fraterna), la frazione del pane (Eucaristia), la preghiera, la gioia, il fatto stesso di sentirsi comunità. E tutto è frutto dello Spirito Santo, che opera sia nell’azione missionaria sia nella “fatica” di costruire la comunione: nel Cenacolo era tutti insieme, in una comunione effettiva e affettiva, grazie alla docilità all’azione dello Spirito… ogni giorno. C’è un giorno in cui ha avuto inizio l’avventura e la storia del cammino di fede della carissima e vivacissima comunità parrocchiale S. Pio X. Poi però c’è ogni giorno in cui si deve essere e vivere la comunità in comunione.

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2. La carità nella solidarietà La koinonia include la messa in comune dei beni per venire incontro ai bisogni dei fratelli più poveri, ma esige la comunione profonda dei cristiani, che si esprime a livello liturgico spirituale comunitario caritativo. E perché si possa essere veramente “Chiesa in comunione” ci si deve nutrire delle due mense: la fractio Verbi (Parola) e la fractio Panis (Eucaristia). Solo così nella comunità si fa esperienza del Vangelo e dell’amicizia fraterna… nella semplicità di cuore, che esclude gli interessi egoistici (Rm 12,8), l’ipocrisia (Ef 6,5) e il plauso degli uomini (Col 3,22). Implica invece grande sincerità e generosità (2Cor 8,2; 9,11), soprattutto nella vita di comunione. L’esercizio della carità nella solidarietà “dice” la missione della Chiesa, strettamente unita alla promozione umana, e il valore delle singole persone. Solo così può essere epifania del Vangelo e del “mandato” di Gesù. L’esercizio della carità nella solidarietà è sempre un servizio, quale «espressione della carità evangelica che è dono gratuito e disinteressato di se stessi al prossimo, particolarmente ai più poveri e bisognosi» (Giovanni Paolo II). Se una comunità vuole incontrare e testimoniare il Dio di Gesù Cristo deve non solo aiutare i poveri, ma diventare destinataria dell’amore di Dio mettendosi “tra” i poveri. E la santità sarà possibile se siamo uomini e donne dal cuore povero, se smettiamo di considerare quello che abbiamo come un diritto e lo viviamo invece come un dono da condividere con gioia e semplicità di cuore con gli altri. E allora… buon cammino e tanta benedizione, carissima comunità S. Pio X!

                                                                               Mario Russotto Vescovo

TU, NOI, EVANGELISTI D‘OGGI

Tutti siamo chiamati alla santità. La nostra vocazione è vivere per Dio, in Dio, da Dio. Il Signore fin dall’eternità ci ha scelti, amati, pensati per partecipare alla sua stessa vita. Tutti, nessuno escluso. Gesù l’irradiazione del Padre si è fatto uomo per restituirci la dignità di figli, perduta a causa del peccato. Ciascuno è chiamato in forza del battesimo ad essere protagonista non spettatore all’interno della Chiesa, popolo di Dio in cammino verso l’eternità. Come è noto, a partire dal Concilio Vaticano II, è emerso la concezione di Chiesa come Popolo di Dio, una visione che precede quella gerarchica, funzionale a essa. Così, dalla realtà profonda del cattolicesimo, sono emersi nuovi carismi, nuovi protagonisti: i giovani, i movimenti, specialmente le donne. Basti pensare ai laici missionari impegnati nel volontariato internazionale. Proprio nel laicato si trova il vero

vissuto della fede, praticata nelle pieghe della vita ordinaria: di chi, cioè, si impegnawpid-img_20140924_231248.jpg all’aiuto di quanti hanno più bisogno perché dimenticati, non solo dalla società, ma anche dalle Istituzioni. Possiamo, allora, affermare di essere arrivati a una Chiesa che sia, nei fatti, un insieme virtuoso di unità e molteplicità, di identità e di diversità? Il cammino è ancora lungo perché sarebbe esagerato dire che i laici, e le donne in particolare, abbiano una vera corresponsabilità a livello ecclesiale; anzi, vi è un certo squilibrio rispetto alle aspettative conciliari, tanti forse non hanno neanche letto i documenti del Concilio Vaticano II. Per dirla con Papa Francesco: «La Chiesa non è un’istituzione finalizzata a se stessa o un’associazione privata, una ONG, né tanto meno si deve restringere lo sguardo al Clero o al Vaticano», ma «la Chiesa siamo noi tutti». Penso che questo è stato il nostro programma pastorale, in questi 50 anni, ma c’è tanto ancora da fare “per rendere ragione della speranza che è in noi”. Giorni fa, davanti ad un tramonto sul mare (proprio come un buon vino da degustare), leggevo la Evangelii Gaudium, quando mi sono imbattuto in una espressione che mi ha catturato: «Si può dire che il popolo evangelizza continuamente se stesso (EG 122)». E ancora, proseguendo la lettura, al paragrafo 139: «Abbiamo detto che il popolo di Dio, per costante azione dello Spirito in esso, evangelizza continuamente se stesso». Queste parole mi penetrano dentro e risuonano in me, come un vento che apre varchi, che porta pollini, che soffia via la polvere di vecchi mondi e delinea un tornante decisivo sul futuro della Chiesa. Il popolo di Dio evangelizza se stesso. È il programma per i prossimi 50 anni. È una visione di potente fiducia, in cui ogni uomo, ogni donna, è autore di Vangelo, ha la dignità di profeta chiamato ad essere evangelista di un  “quinto evangelo” sotto dettatura dello Spirito. «Ogni cristiano è teologo» (Ignazio IV Azim). Allora da ognuno, non solo dai ministri della Chiesa, ma da te sorella anziana, da te bimbo con gli occhi incantati, da te adulto responsabile, da te giovane alla ricerca di identità, io imparo Dio. Tu, evangelista d’oggi, mi comunichi «quello che hai scoperto, quello che ti aiuta a vivere e che ti dà speranza (EG 121)» e io ricevo Dio. La nostra piccola comunità ringrazia il Signore che nella sua infinita misericordia ci ha donato, in questi 50 anni, tanti fratelli e sorelle che ci hanno evangelizzato, ora il testimone ci viene passato affinchè ciascuno di noi con semplicità, impegno, abnegazione, fiducia, ottimismo continui a raccontare, a testimoniare di aver incontrato il Risorto. Dalla parrocchia di San Pio X si innalza il Magnificat per il suo giubileo, per i suoi 50 anni di fede e carità.

                                                                            Padre Alessandro Giambra

 

 LASCIATE LE RETI LO SEGUIRONO….. ANCORA UNA VOLTA

La parola del Vangelo che è parola viva si ricompie nella vita di coloro che accolgono Gesù come unico Signore della propria storia così per il nostro fratello Leandro come per i primi Apostoli il Signore è passato accendendo nel suo cuore quel fuoco che arde e non si consuma, amore incontenibile che lo ha portato a lasciare le reti dei suoi interessi per seguire il Divin Maestro sulle vie del mondo per realizzare il desiderio di Gesù l’umanità rinnovata dal suo fuoco acceso. Leandro nasce a Caltanissetta il 2 ottobre del 1981 da Gaetano e da Schillaci Antonietta, ultimo di quattro figli, in seno alla sua famiglia impara la vita semplice fondata sul sacrificio e la condivisione, suo padre commerciante e sua madre casalinga infondono in lui il senso della lealtà e dell’impegno nel servizio.

wpid-img_20140925_220529.jpgSin da giovane inizia l’esperienza di vita cristiana frequentando il gruppo Dio è Amore iniziato dal nuovo parroco Padre Alessandro Giambra, la presenza della comunità e del suo pastore incoraggeranno Leandro a desiderare di seguire Gesù. Nel 2000 si reca a Collevalenza dove incontra la spiritualità della Beata Madre Speranza che dà conferma alla sua chiamata alla vita sacerdotale nella diocesi. Sarà il Vescovo Mario che con amorevole attenzione lo incoraggerà a lasciare tutto per dare concretezza alla sua chiamata. Il 27 Febbraio 2006 entra nel Seminario Diocesano e il 1° Dicembre 2013 viene ordinato Diacono e inviato a Vallelunga per il tirocinio pastorale. Le note distintive di Leandro sono ben conosciute da tutti visto il suo carattere aperto e accogliente e la sua grande capacità di coinvolgere tutti. Intraprendente zelante, allegro e determinato giunge all’ordinazione sacerdotale come apostolo della gioia e servo di quella misericordia che ha sperimentato nella sua vita e che ora annunzia ai poveri quale vera ricchezza che dà pace. Da parte dei sacerdoti e di tutta la comunità parrocchiale l’augurio di rimanere sempre nel Divino Amore, Sacerdote semplice.

Padre Ivan Graci

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LE FAMIGLIE….PIETRE VIVE DELLA COMUNITA’ PARROCCHIALE

wpid-img_20140927_080213.jpg“Nella visione cristiana del matrimonio, la relazione tra un uomo e una donna — relazione reciproca e totale, unica e indissolubile — risponde al disegno originario di Dio, offuscato nella storia dalla « durezza del cuore », ma che Cristo è venuto a restaurare nel suo splendore originario, svelando ciò che Dio ha voluto fin « dal principio » (Mt 19,8). Nel matrimonio, elevato alla dignità di Sacramento, è espresso poi il « grande mistero » dell’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa (cfr Ef 5,32).” Questo si legge nella lettera pastorale “Novo millennium ineunte” (2001) quando Giovanni Paolo II, parlando della varietà delle vocazioni, fa riferimento al matrimonio. Egli lo definisce espressione “del disegno originario di Dio”. Nella sua essenza ontologica Dio è infatti “unico Dio in tre persone”, una pluralità di persone unite dal vincolo dell’amore al punto da diventare Uno. Dio Padre creò l’uomo e la donna e così facendo ha pensato di dire se stesso “dicendo la coppia” e ponendola come definizione di sé e della sua alleanza con l’umanità. Tutto questo ha un senso profondo e ci orienta a considerare la vocazione al matrimonio cristiano come fondamento sociale, ma soprattutto come elemento costitutivo della chiesa di Dio. All’interno della chiesa, infatti, le diverse vocazioni hanno la loro ragion d’essere e la vocazione al matrimonio permette la formazione delle famiglie come nuclei e luoghi privilegiati dell’amore. Gli sposi e le famiglie cristiane sono coloro che per primi hanno l’opportunità di tradurre la “liturgia del rito” nella ‘liturgia della vita’: essi vivono prima di tutto a casa la “liturgia della vita” animati dalla vita liturgica della comunità, dall’ascolto della Parola e dalla preghiera familiare. Lo slogan molto diffuso negli ultimi anni che definisce la parrocchia “famiglia di famiglie” può intendersi come programma ambizioso e fondamentale che ogni comunità parrocchiale è chiamata a realizzare. Nella nostra realtà, all’interno della comunità, esiste un nutrito gruppo di famiglie che vivono la dimensione cristiana del servizio agli ultimi, bisognosi, sofferenti, stranieri… e nello Spirito di Dio che unisce e rende un cuor solo e un’anima sola, offrono il proprio tempo e le proprie qualità alla comunità parrocchiale. Diversi sono gli ambiti nei quali questa azione delle famiglie si esplica: catechesi, liturgia, servizio di animazione e attenzione ai poveri. Nella nostra esperienza di famiglia che vive nella comunità parrocchiale, possiamo dire di avere trovato una dimensione di servizio in diversi ambiti: l’animazione liturgica della messa vespertina del sabato che ci vede coinvolti come coppia e talvolta anche con la partecipazione delle nostre figlie, questo rappresenta per noi un momento di arricchimento; come famiglia, infatti, ci accostiamo alla Parola e all’Eucarestia insieme a tutta la comunità parrocchiale per trarre nutrimento e linfa utili alla nostra vita di famiglia e anche per vivere la dimensione del servizio. Facciamo l’esperienza della donazione delle nostre modestissime qualità, per ricevere in cambio moltissimo da Dio attraverso i fratelli, è un impegno e al contempo un momento di crescita e di grazia. Esperienza edificante è stata anche l’attività di catechesi che negli anni passati ho avuto modo di svolgere nella comunità, la trasmissione della fede è sicuramente un ambito privilegiato di servizio che ci permette di avviare alla fede le nuove generazioni e di orientarle verso quell’incontro con il Cristo vivo che è il perno fondamentale della nostra fede. In questa attività ho avuto in alcuni casi la collaborazione di mio marito soprattutto nell’esecuzione dei canti della messa insieme ai ragazzi, ancora una volta il servizio alla comunità ci ha visti impegnati come famiglia. Altro luogo di servizio è per noi il Centro Madre Speranza presso il quale, insieme alle nostre figlie, prestiamo servizio cucinando per chi è nel bisogno e anche in questo servizio sperimentiamo l’immensa bontà di Dio; mentre infatti offriamo una parte limitata del nostro tempo, Dio non si fa vincere in generosità e ci dà modo di conoscere a mensa persone esemplari, umili e in grado di servire il prossimo con generosità riconoscendo nei fratelli l’immagine di Cristo. Essere pietre vive, quindi, all’interno della parrocchia, è parte integrante dell’essere famiglia; chiusa in se stessa la famiglia non cresce perché non compie il cammino essenziale e liberante che porta a diventare strumento di Cristo. Anche gli eventuali problemi che inevitabilmente la famiglia si trova ad affrontare assumono un valore diverso se vissuti nella comunità, insieme ad altre famiglie, in una dimensione di condivisione e crescita nella fede. “Duc in altum” dunque, camminiamo come pietre vive…con la grazia di Dio per la realizzazione del suo regno d’amore e di pace!

Giacomo e Daniela

Festeggiamenti del 50° della fondazione della parrocchia

EVENTI

Per i festeggiamenti del 50° della fondazione della parrocchia, dei volontari  insieme a Don Alessandro Giambra, hanno indetto un concorso per la realizzazione del logo rappresentativo della Parrocchia. Tra tutti i partecipanti,  è stato scelto  il logo ideato da Gianluca Patti in quanto la sua realizzazione è stata eseguita con accuratezza; infatti l’immagine, le linee e i contorni esprimono estrema pulizia ma soprattutto grande personalità e forza emotiva. Il prodotto finale evidenzia un perfetto equilibrio artistico e cromatico. Il logo oltre alla sua coerenza con il 50° anniversario della Parrocchia e versatilità, si mostra di facile memorizzazione, in quanto sono rappresentate due immagini e due scritte una letterale e l’altra numerica racchiuse da una circonferenza che descrive un campo limitato. Infine, il logo coniuga una significativa e fondamentale dimensione tra la Parrocchia e il Magistero della Chiesa in un contesto di forte Spiritualità. Il logo scelto è stato utilizzato per creare un annullo filatelico e il 13 aprile 2014 Domenica delle Palme, dinanzi la Chiesa San Pio X è stato allestito dalle ore 9:00 alle 13:00 un ufficio temporaneo di Poste Italiane per apporre l’annullo su delle cartoline raffiguranti diversi particolari dell’omonima Chiesa. L’annullo filatelico è rimasto a disposizione presso l’ufficio centrale di Poste Italiane sito in Caltanissetta via Leone XII per due mesi. La manifestazione ha suscitato grande interesse sia tra i fedeli della Parrocchia San Pio X che di tante altre persone giunte da altri luoghi i quali hanno potuto ottenere un ricordo dell’evento e allo stesso tempo possedere un pezzo unico da collezione.

Renato D’Antona

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