3° EDIZIONE

UNA CHIESA CONTROVENTO

Oggi giornali, radio, televisione e ogni altro mezzo di informazione divulgano solo notizie sconfortanti: omicidi, femminicidi, violenze di ogni genere, infanzia violata ed anche crisi economica, corruzione, disoccupazione; notizie che ci delineano una società priva di valori e priva di risorse umane, etiche ed economiche. Una società dove le istituzioni fondamentali: famiglia, scuola, chiesa, Stato sono in crisi di identità; una società senza speranza sul futuro dei nostri giovani. In questo contesto di crisi, scetticismo ed anche indifferenza la Chiesa va controvento e Papa Francesco, il “papa venuto da lontano” nel documento “Evangelii Gaudium” lancia un annuncio di gioia, ci esorta ad incontrare Cristo e a comunicare agli altri la gioia di questo incontro. Ancora Papa Bergoglio, convinto del ruolo fondamentale per la società e per la chiesa della famiglia e consapevole della crisi oggi presente in essa, indice due sinodi: uno straordinario (con la famiglia 2014) ed uno ordinario (per famiglia 2015) per conoscere prima le dinamiche e le problematiche di questa istituzione e potere poi offrire risposte idonee e strumenti validi per il superamento di tale crisi. Anche il nostro vescovo Padre Mario, sempre attento e sensibile verso tutte le povertà presenti sul territorio, nella sua lettera pastorale per la Quaresima 2014 ci invita all’accoglienza alla solidarietà in fraternità e, contro ogni pessimistica previsione, ci indica la via della Speranza. Accoglienza, solidarietà in fraternità, famiglia, giovani, come si legge sugli articoli presenti nel nostro giornalino, sono sempre stati gli orientamenti pastorali della nostra comunità parrocchiale S. Pio X, tenacemente voluti e testimoniati dal nostro parroco padre Alessandro Giambra. Quest’anno stiamo celebrando il cinquantesimo della istituzione canonica della nostra parrocchia S. Pio X e per ricordare tale ricorrenza sono state attivate tante iniziative, ma questa ricorrenza deve essere principalmente il tempo della riflessione, il tempo dei bilanci e dei progetti convinti però che la vera iniziativa viene da Dio, convinti che il principio del primato della grazia deve guidare ogni nostra progettualità.

Mirella Campione Pilato

“GIOIA MIA, CRISTO E’ RISORTO”

wpid-img_20140407_145403.jpgNoi cristiani siamo i testimoni della gioia, la stessa parola “Vangelo” significa annuncio gioioso, buona novella. Non possiamo più avere paura della morte, perché Cristo ha sconfitto la morte, la nostra morte! Le donne che, di buon mattino, si recarono al sepolcro, ritornarono di corsa piene di gioia. Gli Apostoli gioirono nel vedere il Signore Risorto entrare nel cenacolo. Oggi si parla tanto di crisi economica, ed è vero c’è tanta povertà, disoccupazione che genera preoccupazione, tristezza, non sappiamo come aiutare i tanti che vengono nelle nostre parrocchie. Non sappiamo più come venire incontro alle esigenze delle tante famiglie disagiate, ci sentiamo impotenti. Ma come Pietro possiamo dire: «non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (At 3,6). La Chiesa ha ricevuto il mandato di annunciare ai poveri la buona novella: Cristo è Risorto. È questa la nostra speranza. Tanti dicono: “Dio mi ha abbandonato”, ma Dio non ci abbandona ci continua a dare segni grandi del suo amore. Infatti, con grande gioia e stupore di molti, che assistiamo, oggi, all’annuncio di una nuova primavera per la Chiesa e per il mondo stesso. I profeti di sventura che decretavano l’inverno della Chiesa, ancora una volta, devono ricredersi. Questo nuovo soffio di primavera, dono dello Spirito Santo, ha un volto ed un cuore, quelli di Papa Francesco. Il suo presentarsi umile, semplice, misericordioso e sorridente rivela la sua vita interiore. È un uomo intensamente unificato ad un punto focale attorno al quale si concentrano gesti, atteggiamenti e pensiero: il Signore Gesù, percepito sempre come Parola di un Dio della bontà, della tenerezza, della misericordia. Ci colpisce, fortemente, la figura di questo Papa tanto dolce, al tempo stesso uomo-roccia, solidamente ancorato a un punto di radicamento dove converge tutta la sua forza morale, la libertà di agire e parlare, insieme a un profetismo illuminante. Il punto unificante attorno al quale si concentra tutta la sua persona è, al tempo stesso, un grande sogno e un progetto di vasto respiro. Quale è questo sogno che ha sedotto Papa Francesco e che contagia e affascina tanti cristiani? È una Chiesa libera dalla mondanità spirituale, libera dalla tentazione di chiu dersi nel suo quadro istituzionale, libera dalla tendenza all’imborghesimento e alla chiusura in se stessa, libera soprattutto dal clericalismo e dal maschilismo. Una Chiesa incarnata in questo mondo, risplendente nei più poveri e nei sofferenti. Una casa aperta per tutta l’umanità, una Chiesa accogliente verso tutti, al di là delle diversità delle culture, delle razze, delle tradizioni, delle confessioni religiose. Una Chiesa che esce per le strade ad evangelizzare e servire, raggiungendo le periferie geografiche, culturali ed esistenziali. Una Chiesa povera che privilegia i poveri, diventando la loro voce, per superare l’indifferenza egoista di coloro che hanno di più e non sanno condividere. Mi piace rileggere con voi il messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2014: «Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza!». Non lasciamoci rubare la speranza! La Pasqua è il fondamento della nostra fede…! È proprio l’esperienza della Pasqua che trasforma i discepoli da dubbiosi in credenti! Abbiamo smesso di stupirci, tutto è dato per scontato: un raggio di sole, il sorriso di un bambino, l’amore di due sposi, la bellezza della natura, la novità di una vita. Insieme alla superficialità, che è una delle malattie del nostro tempo, ci si lascia spesso andare all’abitudine, così rischiamo di non avere più la capacità di entrare nel mistero che tutto ciò racchiude: la presenza di un amore, la ricchezza di un progetto, l’amore di un Dio che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). «Svegliati o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5,14) è il grido della Pasqua, non restiamo indifferenti, meravigliamoci! La Madonna della Grazia, San Pio X ci aiutino ad essere testimoni credibili della resurrezione del Cristo. Buona Pasqua a tutti e a ciascuno. Padre

Alessandro Giambra

STORIA DELLA PARROCCHIA

SECONDO PARROCO:

PADRE ALESSANDRO GIAMBRA

 

IMG_20140408_124528Dal 7 ottobre 1994 la nostra Parrocchia è guidata da padre Alessandro Giambra: quanto tempo è passato. Ed oggi (a.d. 2014) guardando indietro ci stupiamo come sono volati questi venti anni e, contemporaneamente, ci rendiamo conto che mille e più cose sono state realizzate, mille iniziative sono state portate a termine, un numero imprecisato di parrocchiani ha scoperto di avere tante energie per aiutare il prossimo e per evangelizzare i fratelli. Cosa è accaduto in questi 20 anni? È accaduto che il giovane sacerdote don Alessandro Giambra vivace, intelligente, anticonformista ma profondamente cristiano, infaticabile lavoratore nella vigna del Signore, è stato portatore di mille stimoli nuovi che hanno rinnovato il volto e la vita della Parrocchia: essa è diventata piano piano viva, e direi vibrante, aperta a tutte le iniziative. Se ci riusciamo cerchiamo di analizzare alcune delle opere effettuate. Intanto ricordiamo che all’epoca la nostra Chiesa era spoglia di qualsiasi arredamento e bisognava darle una fisionomia adeguata come si addice ad una Casa del Signore. P. Alessandro pensò bene che i banchi e le belle vetrate potevano dare il via a tutti i lavori di abbellimento che durarono poi diversi anni. Oggi ammiriamo l’area presbiterale con l’artistico altare e l’ambone di marmo pregiato, i dipinti alle pareti in cui ogni immagine è una rappresentazione biblica, il tabernacolo che rievoca il roveto ardente che avvolse Dio Padre quando diede le tavole della legge a Mosè.IMG_20140408_124635 Poi ancora ammiriamo la cappella battesimale adorna di preziosi mosaici. Per questi lavori ci si avvalse delle donazioni dei parrocchiani e del Parroco stesso: per il presbiterio un notevole contributo fu quello della baronessa Emilia Leni Spadafora; i mosaici della cappella battesimale furono realizzati totalmente con la donazione della signorina Telaro Margherita. Il doveroso lavoro di abbellimento della casa di Dio non impedì a Padre Alessandro di dare ampiezza ai suoi reali obiettivi che erano (e lo sono tuttora) quelli di aiutare i giovani, i bisognosi, i poveri in generale. Ricordiamo i tempi della sua frequentazione del Viale della Regione che gli consentì di entrare nel mondo dei giovani la maggioranza dei quali gli apparvero privi di ideali, senza prospettive future, eternamente in crisi e lontani dalla Chiesa. Padre Alessandro capì che era urgente ed indispensabile alleviare il loro disagio, condividere i loro problemi e divulgare il messaggio evangelico che esalta la speranza, la solidarietà e i valori veri della vita: così nel 1989 fondò l’Associazione S. Filippo Apostolo per venire incontro ai giovani bisognosi, alle famiglie in difficoltà e agli immigrati albanesi che in quell’anno approdarono nella nostra città. Questa Associazione è ancora viva e un solerte collaboratore del Parroco ci dice che gli aiuti sono spirituali e materiali, (generi alimentari, vestiario, bollette da pagare); ad essa si affianca un’altra Associazione i “Gruppi di Volontariato Vincenziano” di più antica tradizione che persegue lo stesso scopo di aiutare i fratelli bisognosi. Furono proprio queste due associazioni che, in collaborazione, gestirono poi lo Sportello della Carità quando centinaia e centinaia di extracomunitari bussarono alla porta della Chiesa. Da allora in vari periodi dell’anno si organizza da noi la Giornata della carità e molti nostri volontari, con tanta fatica e abnegazione, stanno all’ingresso di vari supermercati per la raccolta dei viveri offerti dalle persone che ivi transitano. Tutto poi viene trasportato nei locali della Chiesa, sistemato bene e poi distribuito accuratamente e totalmente alle famiglie povere nissene ed extracomunitarie. Parecchie decine di volontari sono impegnati in questo lavoro: il volontariato è una nobile manifestazione di solidarietà con i poveri e di amore verso i fratelli.IMG_20140408_124725IMG_20140408_124815    Recentemente i Gruppi di Volontariato Vincenziano hanno avuto un notevole sviluppo, i volontari sono aumentati di numero ed hanno incrementato il loro impegno presso il Pozzo di Giacobbe (ex Boccone del Povero) che opera ormai da un paio d’anni. Qui tutti i pomeriggi diversi ragazzi vengono aiutati a fare i compiti di scuola sotto la guida di insegnanti in pensione, e anche gli adulti seguono qualche corso di apprendistato vario. Recentemente il nostro Vescovo mons. Mario Russotto ha designato, padre Alessandro Giambra, Assistente Spirituale del Volontantariato Vincenziano di Caltanissetta. Ma uno degli incarichi più prestigiosi a cui padre Alessandro tiene particolarmente è quello di Cappellano dell’Istituto Penale minorile che esercita fin dal 1986. In cima ai pensieri di p. Alessandro ci sono stati sempre i giovani bisognosi di aiuto morale e alla ricerca di comprensione e di appoggio. E il suo cuore è aperto a tutti! Egli è anche Figlio dell’Amore Misericordioso. La Congregazione Amore Misericordioso è stata fondata da Madre Speranza, la Suora che prossimamente sarà beatificata. La Casa Generalizia della Congregazione è a Collevalenza, in Umbria, ove operò direttamente la Suora fondatrice, ma le Suore, Ancelle dell’Amore Misericordioso, nel corso degli anni, si sono stabilite in vari paesi europei e del Terzo IMG_20140408_131146mondo sempre con la finalità di portare aiuto ai più poveri, condividere la loro povertà, fondare qualche scuola per i bambini, fare conoscere il Vangelo. È chiaro che l’appartenenza a questa egregia congregazione dilatò gli orizzonti di p. Alessandro; il suo campo d’azione non ha più confini. Infatti nell’anno 1998 assieme ad alcuni nostri giovani parrocchiani si recò in Germania per portare conforto e la parola di  Dio ad alcuni emigrati italiani che li accolsero calorosamente e rivelarono la struggente nostalgia della terra di origine e della frequenza religiosa nella Chiesa del paese. Nell’anno 2000 p. Alessandro si recò in Romania, in un villaggio ove operano le suore dell’Amore Misericordioso.Qui constatò la estremaIMG_20140408_131240 povertà della gente del luogo e delle Suore, e queste ultime non riuscivano neppure a riunire i bambini per instaurare un qualsiasi dialogo per mancanza di locali. P Alessandro parlò ai bambini e chiese loro cosa desideravano, i bambini risposero “un parco giochi”. E qui in parrocchia ci si adoperò tutti insieme per raccogliere i soldi necessari per accontentare questi bimbi ed inviare qualcosa di necessario ai grandi. Un Tir partì carico di biancheria, coperte, vestiario ed anche suppellettili utili sia alle Suore che agli abitanti del villaggio; il parco giochi venne realizzato nell’anno 2001 P. Alessandro andò in India e anche qui trovò le suore in grandi difficoltà perchè non avevano acqua: praticamente i pozzi d’acqua  erano molto distanti e il rifornimento per loro e per le famiglie del luogo era estremamente difficile. Questa era una seria emergenza e qui in parrocchia abbiamo aiutato il Parroco a raccogliere la somma necessaria per la perforazione di un pozzo d’acqua in quei posti che ha ridato vigore a tanta gente. P. Alessandro si recò pure in Brasile e per aiutare famiglie povere organizzò una serie di adozioni a distanza. In seguito nel 2005 i poveri extracomunitari arrivarono a casa nostra e questa non è più storia ma cronaca. L’impegno di PadreIMG_20140408_131309Alessandro è stato frenetico e tutti ne siamo testimoni: sempre in prima fila per collaborare generosamente alla distribuzione di viveri e di vestiario. Egli ha sollecitato tutti noi fedeli ad uscire dal torpore quotidiano e a guardare in faccia la realtà: egli ci ha detto che i poveri vanno aiutati concretamente dai religiosi e dai laici, con le preghiere e con le opere. Il volontariato si è moltiplicato, e ognuno di noi ha fatto quello che ha potuto dando una mano nel già noto “Centro Madre Speranza” alla Saccara. Di questo centro si è parlato diffusamente nel numero precedente del San Pio X News, aggiungiamo solamente qualche dato significativo: è stato inaugurato il 6 Dicembre 2005 per espressa volontà del Vescovo mons. Mario Russotto il quale nominò in quella data, Padre Alessandro Giambra Responsabile del  Centro. Nei primi anni il servizio venne svolto dalle Suore e da gruppi di volontari laici e tutti cercammo di creare un clima di familiarità accogliendo gli ospiti extracomunitari con amicizia sincera e amore fraterno. Oggi le Suore non ci sono più, ma il numero dei volontari è aumentato anche con l’apporto di giovani provenienti da altre parrocchie e il clima di cordialità e di calore umano è sempre lo stesso. Giornalmente si attuano due turni di pranzo e due di cena: in complesso sono 150 i pasti che vengono serviti ai poveri nisseni ed extracomunitari. Padre Alessandro è stato consacrato Figlio dell’Amore Misericordioso nell’anno 2006 dopo aver pronunciato i voti perpetui; la messa è stata celebrata dal nostro Vescovo mons. Mario Russotto. Nel Gennaio 2014 P. Alessandro è stato eletto Consigliere del Governo Generale. Dopo tutto quello che abbiamo ricordato dobbiamo onestamente aggiungere che queste attività non gli hanno impedito di ottemperare al suo impegnoIMG_20140408_131346primario che è quello di reggere la Parrocchia attorno alla quale gravitano circa 2000 persone con tanti anziani e ammalati. Egli ha trovato validissimi collaboratori  nei Vice parroci che si sono succeduti in questi anni: tutti hanno lavorato con entusiasmo e disponibilità quasi in simbiosi con il Parroco, hanno agevolato e animato la vita dei vari gruppi che via via si sono formati, ben organizzati e raggruppati secondo l’età: bambini, giovani, coppie di sposi, anziani: l’istruzione religiosa è donata a tutti, la frequenza alle celebrazioni o alle processioni o ai  pellegrinaggi è aumentata, i corsi prematrimoniali sono seguiti ed apprezzati dagli interessati, la corale parrocchiale e i cori giovanili attivi. Il lavoro che si è svolto in Parrocchia ha fatto si che la Chiesa San Pio X sia diventata un punto di riferimento per tutta la città, tanto è vero che non pochi laici impegnati e fedeli che frequentano le messe domenicali non provengono dal nostro territorio. Tutti cresciamo nella fede e nella consapevolezza che la fede senza le opere perde efficacia. Con l’aiuto del Signore il carisma di Padre Alessandro, l’innata sua capacità di instaurare rapporti di amicizia fraterna con tutti, la sua giovialità e dinamicità danno buoni frutti! 

Adele Pilato

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SOLENNE BEATIFICAZIONE DI MADRE SPERANZA

CORRIAMO TUTTI CON SPERANZA!

IMG_20140409_131314Cara Madre Speranza, e pensare che eri una bambina discola, che più discola non si può! E fra pochi mesi, il 31 maggio 2014, ti vedremo agli onori degli altari! Immagino che da piccola ti piacesse correre. Mentre ti scrivo, voglio pensare alla tua vita come a una corsa verso la meta… della santità! Una corsa fatta di prove intermedie, altre corse che ti hanno portato più vicina al traguardo, fino a conquistare la corona della vittoria! Eri la prima di nove fratelli e la tua povera famiglia, dopo averti cresciuto con amore e aver sopportato le tue marachelle, ti ha affidato presto alla cura del parroco del tuo paese e delle sue sorelle. Con queste signorine hai imparato a leggere e scrivere e a governare la casa: mestiere non più tanto di moda, ai nostri giorni. Fin qui, nulla di strano! Eppure… se sei arrivata alla meta, una mano ce la puoi dare! Lo sappiamo che non sei gelosa e che vuoi tutti in Paradiso con te! Ecco in breve la gara della tua vita, le tappe della corsa! Mettiamoci sulla tua scia… Prima corsa: A otto anni hai rubato Gesù. Qualcuno ha scritto: senza più restituire il furto. Rubato? Sono parole tue… perché sei santa e… molto furba! Già da bambina ci tenevi così tanto alla tua amicizia con Gesù che hai anticipato la tua prima comunione di ben quattro anni, rispetto al cammino fissato: a quel tempo si faceva cresima e comunione a dodici anni. Un giorno, approfittando della presenza di un sacerdote che non ti conosceva e non sapeva che eri piccola, non avevi finito di studiare tutto il catechismo e, peggio ancora, avevi fatto colazione con una bella tazza di caffelatte con cioccolato, ti sei accostata all’altare e hai fatto la prima comunione! Che c’è di male? Nulla, solo che allora il digiuno eucaristico era rigido. Da mezzanotte non si doveva mangiare, altro che cioccolato! Ma tu sapevi, lo sapevi molto bene perché avevi avuto in tenera età un Maestro eccezionale, Gesù che entra nel cuore, non nello stomaco come il cioccolato. Al tuo cuore stava bussando già da molto tempo. Lo hai fatto entrare, gli hai fatto occupare la stanza centrale, di modo che ogni battito della tua vita potesse correre al ritmo del suo… all’impazzata! Seconda corsa: a ventun anni, verso la vita religiosa. Una vita che andava di moda, a dire il vero, ma non ti sei accontentata di viverla così, tirando a campare. Il tuo cuore abitato ti ha spinto a partire da casa il giorno di Santa Teresa d’Avila, detta la grande perché, come dicevi, non aveva paura di niente e sul suo esempio, volevi diventare una grande santa, proprio come Lei.Non hai ceduto a nulla, nemmeno alla timida richiesta della tua mamma malata, che ha provato a chiederti: Perché non aspetti? Insomma, eri una ragazza senza cuore? No, certamente. Proprio partendo da casa quel giorno per diventare una grande santa, hai tanto onorato la memoria della tua mamma che Gesù, il giorno della sua morte, ti ha fatto tornare a casa, misteriosamente, e ti ha permesso di darle l’ultimo saluto. Almeno quaggiù, sulla terra. Ora in Paradiso, vi divertite insieme a togliere i sassi dalla strada di tutti noi, poveri pellegrini del mondo, perché, quando scende la notte, evitiamo di inciampare e cadere rovinosamente! Terza corsa: qualche anno più tardi, quando le cose in convento non andavano bene e ti sembrava impossibile raggiungere la meta, hai ricevuto la visita del tuo caro Vescovo, che ti ha dato un consiglio bizzarro: non pensare più di essere una persona, ma una scopa. Lo hai seguito alla lettera, per tutta la vita. Una persona può chiedere di essere trattata bene, di essere rispettata, benvoluta, accolta… ma una scopa, sia che la trattino bene o male… non si lamenta mai, non ha diritti da rivendicare. È lei che ama – se si può dire di una scopa – sempre. Quarta: altro giro con te verso la fondazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, la notte di Natale del 1930, a Madrid. Inizio nascosto, difficile, tormentato dell’Unica Famiglia dell’Amore Misericordioso. Lo affronti confidando solo in Dio. Tutti ci possono abbandonare, Dio solo non ci abbandonerà mai. Lo hai cominciato a frequentare da bambina, ma solo ad un certo punto lo hai visto faccia a faccia. E Lui ti rivela il suo progetto audace, sempre più impegnativo. Ti dice che devi riuscire a far sì che tutti gli uomini lo comprendano per come è veramente: un Padre misericordioso. Un Padre che ci attende. Ci viene a cercare. Ci corre incontro. Ci getta le braccia al collo, ci dà un bacio e ci fa proprio capire che senza di noi non può, non vuole essere felice! E Lui, il buon Gesù, ti dice di fondare due Congregazioni, le Ancelle e i Figli dell’Amore Misericordioso, unite come una pigna. Questa nuova missione comincia dai più piccoli, i bambini orfani, analfabeti, poveri come la tua famiglia quando eri bambina… e termina con i grandi, i sacerdoti, soprattutto soli, in difficoltà, bisognosi di una Famiglia che li aiuti ad avere sempre Gesù al centro della loro vita, del loro impegno pastorale. Infine, ti propone di venire in Italia, prima a Roma e poi a Collevalenza, dove ti chiede di costruire un Santuario, addirittura! L’unico Santuario al mondo dedicato al Suo Amore Misericordioso! Una follia? Sì, una follia d’amore. Sua e tua. Gesù ama scegliere chi non ha niente da mettere in gioco, eppure mette in gioco tutti i suoi beni. Tu hai scelto Gesù come Unico Bene della tua vita e anche a costo di sofferenze inaudite, hai sempre fatto la Sua volontà. Lo hai insegnato a tutti: senza di Lui non possiamo far nulla. Con Lui possiamo fare tutto. Anche miracoli! Quinta e ultima corsa. Di miracoli ne hai fatti tanti. Uno di questi, esaminato con attenzione dalla Chiesa, ci aiuta a capire che tu sei viva e ti dai da fare con amore instancabile, con Gesù, Maria, le consorelle e i confratelli che ci hanno preceduto, i Santi a te molto cari, Teresa la grande, Teresina di Gesù Bambino e altri ancora, con il fine di aiutarci a diventare santi, come te! Siamo tutti figli, per te! Per questo ci vuoi santi costi quel che costi! Il giorno della tua morte, l’8 febbraio 1983, ben  presto il Signore ha spolverato di bianco Collevalenza, il Santuario, i monti vicini… Quanta neve! Il tuo corpo, poi tumulato nella Cripta, riposa nel sepolcro, dietro l’altare.  Il sepolcro rappresenta il chicco di grano che, soltanto se muore, può dare frutto. Subisce le intemperie, scende sempre più in basso, nel grembo della terra… Non appena muore, la sua vita fiorisce, risorge nella vita di altri chicchi. Questo è difficile e meraviglioso! Quel giorno, ti ho visto per la prima volta. I tuoi occhi erano chiusi. I miei meravigliati. Forse, proprio allora, ho cominciato a camminare con te su questa ripida salita della santità. Spesso mi stanco, mi fermo. Ma poi la tua voce forte, magari attraverso l’esempio delle mie consorelle, confratelli di oggi, le parole e i gesti dei giovani, gli adulti che incontro ogni giorni, mi aiuta a riprendere il cammino, ad alzare lo sguardo verso l’orizzonte ampio, sereno, bellissimo della nostra vita… aperta all’Infinito, all’eternità! Cara Madre, aiutaci nel cammino della via della vita, proprio come hai fatto tu, con passo sicuro, senza mai voltarti indietro, contenta di fare tutto per Amore di Nostro Signore Gesù Cristo. Stiamo attenti. La corsa continua. Tutti ai nostri posti. Pronti, partenza, VIA! Madre Speranza, prega per noi!

Con affetto!
Sr. Erika di Gesù

 

GRUPPI DI VOLONTARIATO VINCENZIANO

DALLA GRAZIA ALLA SACCARA

Il Volontariato Vincenziano nasce a IMG_20140409_131224Caltanissetta nel dicembre del 1919 a cura di suor Maddalena delle figlie della Carità e di una signora nissena Mariannina Gianrizzo. Qual era il loro intento? Mettersi alla sequela di San Vincenzo dei Paoli per operare con spirito di fede in favore di tante situazioni di povertà, ignoranza, miserie materiali e morali che affliggevano la città. La via tracciata dal grande Santo era quello di mettersi in strada alla ricerca dei bisognosi, andarli a trovare nel loro mondo, ascoltarli, percepire le loro esigenze, partecipare ai loro problemi e intervenire dove e come possibile. L’azione benefica delle Figlie della Carità si andò via via allargando, permettendo il sorgere, presso l’Istituto Maddalena Calafato, di un asilo e di una scuola elementare frequentatissimi. Una data di particolare interesse fu quella del 1970, anno in cui, su iniziativa della sig.ra Giuseppina Cipolla Benintende, si costituiscono i Gruppi parrocchiali; nascono così i gruppi: Cattedrale, San Biagio, San Pio X, Santa Lucia, Santa Croce, mentre nell’Istituto Maddalena Calafato resta un gruppo interparrocchiale “Grazia”. Lungo gli anni le Volontarie Vincenziane, con la guida delle suore si dedicano all’assistenza, distribuendo generi di prima necessità (alimenti, vestiario), pagando bollette, canone d’affitto ecc. I volontari curano la loro formazione spirituale coadiuvati da un sacerdote assistente. L’Associazione offre alla città occasioni di incontro, intrattenimento, crescita spirituale attraverso conferenze, tavole rotonde, dibattiti ecc. Nel settembre del 1996 si verifica un evento di grande rilievo e foriero di sconvolgimento e dolore: il ritiro delle Figlie della Carità dall’Istituto Maddalena Calafato e dalla Città. La decisione degli organi direttivi di Napoli delle Figlie della Carità suscita grande sofferenza fra le suore, le volontarie, e la città tutta. A poco a poco i Gruppi si sciolgono, taluni scompaiono. Ma il Volontariato Vincenziano profondamente pervaso dagli splendidi insegnamenti ricevuti, consapevole dei profondi valori spirituali, continua il suo compito, animando 3 Gruppi San Pio X, San Biagio e la “Grazia”. A poco a poco nuove forze emergono nel gruppo San Pio X colpite dal carisma Vincenziano. Nel 2004 si occupano, con l’approvazione del Vescovo, i locali abitati a lungo dalle suore Francescane e dagli orfani. Sede di un doposcuola che presto viene frequentato  da molti bambini nisseni ed extracomunitari. Successivamente sotto la presidenza di una giovane ed IMG_20140409_131123entusiasta volontaria Anna Lapis, i locali vengono attrezzati non solo come sala di studio, ma anche come luoghi di svago e di incontro per i bambini che fino a qualche momento consideravano la strada il loro centro e la loro casa. Viene dato a questi luoghi un nome significativo: “Il pozzo di Giacobbe”. Accoglienza Vincenziana. Allargandosi ancora il Volontariato Vincenziano di San Pio X organizza una mensa che da’ da mangiare a indigenti italiani e no, avvalendosi del lavoro di volontarie. Il volontariato Vincenziano trae alimento da tutto ciò, risulta un esempio per la città, che spesso partecipa singolarmente a queste attività. Il volontariato Vincenziano oggi opera anche presso le Case di riposo San Michele e Mons. Gurrera e nei quartieri più degradati della città, con lo stile specifico della propria azione: semplicità, umiltà, cordialità, accoglienza fraterna calda e affettuosa.

Mariolina Tornatore

 

TESTIMONIANZA DI VALENTINA, DEL CENTRO MADRE SPERANZA

 

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CON LA FAMIGLIA, PER LA FAMIGLIA.

GRUPPO FAMIGLIE DI AZIONE CATTOLICA

 

Il Gruppo famiglie di Azione Cattolica è presente da circa un decennio nella vita della Parrocchia San Pio X ed è attualmente composto da 12 coppie. Attraverso incontri settimanali percorriamo un itinerario che mira alla formazione spirituale delle coscienze, educando ad una visione alta del bene comune, come bene di tutti e di ciascuno. Quest’anno l’icona evangelica che accompagna l’associazione tutta, è la parabola dell’invito a nozze (Mt 22,1-14) che ci rivela la possibilità di non essere “pronti” per l’invito. L’iter che il sussidio ci propone segue proprio il percorso di questa parabola di Matteo e ci invita alla ricerca di nuovi stili di laicità con cui portare a tutti l’annuncio del Signore risorto, a partire dalla nostra vita quotidiana. Il mondo diventa così un luogo teologico, dove si manifesta la presenza di Dio negli eventi e luogo di salvezza, dove a tutti viene rivolto l’invito: “Quelli che troverete, chiamateli”. Lo schema con cui sono strutturate le cinque tappe del percorso, “Vita-Parola-Vita”, ci aiuta ad guardare attentamente alla realtà che ci circonda, per poi andare alla Parola e ritornare alla vita, illuminati dalla Parola. Ogni tappa, che corrisponde ad almeno tre incontri, si apre con una meditazione/preghieraIMG_20140409_130833 di Madeleine Delbrel e si chiude con la preghiera di uno dei cinque patroni d’Europa. Tutto il percorso richiede momenti di CONFRONTO, STUDIO, APPROFONDIMENTO, PREGHIERA.
Inoltre, attraverso gli “Esercizi di laicità”, ognuno di noi viene invitato ad elaborare percorsi di testimonianza, personali e di gruppo. Una sezione aggiuntiva nel percorso della tappa è costituita
dai “RIFLESSI DI CULTURA”: canzoni, films, dipinti, libri di narrativa, provocazioni per ascoltare altre voci e cogliere altre angolatura del tema proposto. Il nostro è certamente un percorso impegnativo, sia in termini di preparazione-studio, sia in termini di “revisione” di vita personale e di coppia, revisione graduale, ma necessaria, per noi che siamo “invitati” e al contempo “inviati”. Del resto compito dell’AC è quello di formare persone nuove in Cristo, persone che sanno trovare nell’incontro con il Signore risorto una novità e sanno vivere questa novità con coerenza nella vita di ogni giorno.

Marinella Lovetri

 

GRUPPO MARTA FAMIGLIE DELL’AMORE MISERICORDIOSO

Papa Francesco alla luce del fatto che la famiglia oggi ha fondamenta fragili perchè condizionata da una società che non permette di vivere in famiglia il Vangelo, una società non attenta all’ascolto, al dialogo e alla collaborazione, ha indetto due Sinodi riguardanti questa importante istituzione per conoscerne i problemi e trovare opportune soluzioni per un suo ruolo futuro più efficace nella società. Credo che il gruppo “Marta” sia proprio nato per questo malessere avvertito dalle nostre famiglie. Tutto è iniziato per gioco in seguito al grest per le famiglie organizzato da Giorgia e Adriano due giovani della nostra parrocchia, per far stare insieme genitori e figli. Dopo questa esperienza abbiamo capito quanto fosse stato piacevole vivere la famiglia tutti insieme, ed alla richiesta del  nostro parroco di formare un gruppo, visto l’affiatamento che era già nato, vi è stata la spontanea adesione di quattordici famiglie: genitori e figli. Ci riuniamo ogni quindici giorni per vivere la famiglia e la preghiera “INSIEME” e non individualmente come invece oggi avviene in quasi tutte le famiglie, dove ognuno vive la propria vita e non si trova mai il tempo di fare qualcosa tutti insieme. Penso che la parola “INSIEME” sia proprio il credo del nostro gruppo perchè condividiamo gioie e dolori; ci confrontiamo sulle problematiche che ognuno di noi vive all’interno della propia  famiglia; riflettiamo sul fatto che non si riesca più a stare insieme perchè si vive nell’ansia a causa dei tanti impegni e di tanto egoismo individuale. Riunendoci riusciamo a stare insieme adulti, ragazzi e bambini, mettendoci in discussione, raccontandoci, costatando che anche gli altri vivono le tue stesse difficoltà nell’essere coppia e genitori di figli che fanno parte di una società ormai priva di valori, di rispetto verso il prossimo, bombardata dai media che decantano un mondo vacuo basato solo sulla materialità e superficialità. Riusciamo a vivere momenti di grande riflessione, durante i quali non ci sentiamo più soli; ma la cosa più bella è che tutto viene vissuto insieme ai figli, che si sono legati tantissimo fra di loro quanto noi adulti. Così viviamo il valore della famiglia quale cellula fondamentale della Chiesa e della società. La scelta del nome Marta non è stato a caso, perchè ci identifichiamo, riferendocci alla Marta del Vangelo, come un gruppo laborioso e sempre pronto a collaborare con il nostro parroco per ogni iniziativa e proposta. Inoltre con la nostra preghiera stiamo accompagnando la giovane figlia di una famiglia del gruppo che a Collevalenza ha iniziato il discernimento per la sua vocazione rivolta alla completa dedizione a Dio. Con la Congregazione delle ancelle dell’Amore Misericordioso abbiamo un filo diretto che ci aiuta e ci indirizza come famiglie verso la vocazione che abbiamo scelto. Abbiamo da poco vissuto un’esperienza meravigliosa con
IMG_20140409_130726Marina, una suora venuta da Collevalenza per noi,con la quale abbiamo fatto un ritiro spirituale nel quale abbiamo messo a nudo tutte le nostre fragilità. Questo gruppo famiglia, che si trova ancora all’inizio di un cammino collettivo di formazione intendeprocedere con una serie di iniziative e di proposte che portino a migliorare le condizioni spirituali di ognuno di noi e delle nostre famiglie, per potere essere di esempio anche alle altre famiglie dimostrando che “INSIEME” il cammino è meno faticoso e difficile.

Eugenia Rovetto

 

 

SCUOLA E PARROCCHIA INSIEME…

LA SETTIMANA SANTA RACCONTATA DAI NONNI

Ricordo della Settimana Santa del nostro Nonno materno. Qualche anno fa, nostro nonno materno, rilasciò un’intervista, ad uno scrittore nisseno, per la realizzazione di un libro sulla Settimana Santa. Il libro non è stato ancora pubblicato ma in quell’occasione scrisse. “Come mai ha donato la sua varicedda alla chiesa di SanIMG_20140409_130526Giuseppe?” “Sono cresciuto in questa parrocchia e la varicedda mi riporta alla mia infanzia e a quando ci fu consegnatadall’artista Giuseppe Emma detto …U Zannu… Era stato mio padre a commissionarla e seppure io avevo solo quattro anni, ricordo quella mattina quando, in Via Saccara, arrivò l’Orazione nell’Orto. Provai una grande emozione e tanti bambini vennero a vederla. Il quartiere era in festa e tutti si congratularono con mio padre perché aveva seguito l’esempio delle famiglie Lodico e Di Giovanni, nonché dei miei zii paterni che solo tre anni prima si erano fatti commissionare l’Ultima Cena, la Veronica e la Crocifissione. I piccoli Gruppi sacri pian piano stavano aumentando per sostituire quei piccoli simulacri interracotta che già nei primi anni del 1900 erano scomparsi. Quando ero ancora bambino, un mio zio canonico mi raccontò dell’esistenza, prima delle varicedde, di questi simulacri trasportati su un vassoio e realizzati dai garzoni di bottega. Bambini, questi erano i garzoni di bottega, che non potendo far parte della processione del Giovedì Santo, riservata ad alcuni ceti, in qualche modo volevano parteciparvi creando un’altra processione che si svolgeva il Mercoledì Santo. Nel ceto si entrava dopo un esame oppure si poteva tenere il cappello mettendosi di fianco e osservare la sfilata dei grandi Gruppi Sacri del Giovedì, gruppi nati intorno al 1690. Il racconto di mio zio, il possesso dell’Orazione nell’Orto, l’amicizia e la parentela con gli altriIMG_20140409_130429proprietari delle varicedde, il senso religioso mi fecero appassionare sempre di più ai rituali che si tenevano durante la Settimana Santa e che precedevano la Pasqua. Credo che ancora oggi sia molto sentita. In tutti questi anni ho visto cambiare tante cose nella processione delle varicedde: l’illuminazione, non più con l’acetilene; il trasporto, non più a spalla; gli addobbi floreali; la banda musicale oggi è una per ogni gruppo.
Il Mercoledì mattina non ci sono più i banchi dove si vendeva di tutto, perfino la pomata per lucidare le scarpe. I balconi non sono più addobbati come una volta durante il Giovedì Santo che è la festa per eccellenza. Da tempo non sento più dire … a Vara avarò!! Il Venerdì Santo non ci sono più le lodate davanti a tutte le immagini sacre ma, solo dietro il Cristo Nero e i Zolfatari sono scomparsi. Sono scomparsi anche alcune categorie di mestieri dalla Real Maestranza.Negli anni ’80 l’ho donata alla chiesa di San IMG_20140409_130355Giuseppe, dal cui spazio prospicente aveva iniziato il suo giro nel 1930, dopo il raduno. Sempre negli ’80, come era usanza da gran parte dei nisseni, ho smesso di farmi confezionare l’abito dal sarto in occasione della Settimana Santa. Ancora oggi però, come molti anziani della mia età, continuo ad emozionarmi al ricordo delle intense giornate nissene precedenti la Pasqua e prego per me ed i miei familiari.” “Secondo lei Quali erano i momenti di maggior entusiasmo e di coinvolgimento spirituale?” “C’era molto entusiasmo nelle case per la preparazione dei dolci, soprattutto dei cannoli. Inoltre anche se la Settimana Santa iniziava la Domenica delle Palme con la processione del Gesù Nazareno, c’era particolare entusiasmo il Martedì perché il Capitano della RealMaestranza veniva ricevuto dalle autorità, nelle persone del prefetto e del sindaco. Momenti di maggior coinvolgimento spirituale erano invece, il Giovedì mattina per l’esecuzione orchestrale delle bande musicali, su di un palco allestito al collegio. Inoltre sempre nella stessa giornata molte famiglie si recavano nelle chiese per i Sepolcri.Il Venerdì pomeriggio era un altro momento di coinvolgimento spirituale perché in Cattedrale si facevano le agonie. Le bambine sono ancora piccole per capire,un giorno forse capiranno proprio leggendo ciò che io adesso le ho raccontato. Ciò che spero per tutti i miei nipoti è che la Piazza di Caltanissetta, durante la Settimana Santa, non sia soltanto un punto dove radunarsi con gli amici per parlare e scherzare mangiando magari, semenza e noccioline. Vorrei invece che tutti avessero la stessa devozione mia e della mia generazione.”

Emanuela e Giulia Vilardo – Classe 5ªA

 

EVANGELII GAUDIUM

IL PROGRAMMA DEL PAPATO DI FRANCESCO

IMG_20140409_130154Nel novembre scorso Papa Francesco pubblicava l’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Il documento mostra con grande chiarezza l’impostazione che sin dal giorno dell’elezione il vescovo di Roma “venuto da lontano” ha voluto imprimere al suo pontificato. Se prima della pubblicazione del documento si trattava di gesti, di stile, di parole, di viaggi adesso con il testo in mano possiamo comprendere con grande chiarezza l’intento riformatore basato sull’essenzialità evangelica avanzato da Francesco. In questi termini tale documento si presenta come il programma per la Chiesa intera del successore d Pietro. Le affermazioni di Bergoglio vanno collocate all’interno di un cambiamento di paradigma storico-culturale che incide profondamente nel mondo e anche nella comunità dei credenti. Poiché se fino a qualche tempo fa i cristiani, soprattutto in alcune aree del mondo come l’Europa, vivevano e agivano in una “società cristiana”, oggi non è più così e pertanto servono strumenti nuovi, essenziali e radicati veramente sull’evangelo per annunciare Cristo nel nostro tempo. Per il Papa l’evangelizzazione e la conversione a Cristo produce la vera e autentica gioia che non è una sensazione psicologica o un semplice stato di soddisfazione umana, bensì la vita vera nel Signore incontrato e vissuto. Da questi dati siamo chiamati a dedurre qualcosa per la realtà delle nostre parrocchie. Infatti non si tratta più di attuare semplicemente una pastorale legata all’amministrazione dei sacramenti come non servono brevi periodi di evangelizzazione su scala parrocchiale o diocesana. Necessita un radicale cambiamento – e Francesco ci dona tutti i presupposti per pensarlo e attuarlo – nella prassi dell’organizzazione della vita delle comunità parrocchiali nelle quali la catechesi, l’evangelizzazione, la proposta caritativa e di promozione culturale non possono essere appaltati dai presbiteri o da gruppi ristretti. Serve in tal senso un vero svuotamento di tante dinamiche che appesantiscono le nostre comunità per concentrarci sull’essenziale: Cristo. Senza questo fondamento unico e totale della nostra vita di fede – che il Papa propone in assoluto nel documento a partire dal titolo – le nostre pur positive attività parrocchiali di carità, di attenzione agli uomini saranno inquadrate nell’ottica del sostituirci alle istituzioni e associazioni politiche e sociali presenti sul territorio (Francesco si riferisce a questo quando dice che la Chiesa non è una ONG pietosa). La nostra opera non è di supplenza verso nessuno, ma di protagonismo assoluto e originale per via dell’evangelizzazione. Il Papa così ci mette dinanzi ad un bivio in quanto comunità parrocchiale: o persistere in un’impostazione pastorale da “società cristiana” (si veda la prassi sacramentale e buona parte dell’attività caritativa) oppure convertirci radicalmente all’evangelo e pertanto basare tutta la nostra esistenza nella missione evangelizzatrice. È chiaro che se il documento lo riponiamo nella nostra biblioteca personale o nella libreria parrocchiale dopo averlo letto (qualora lo avessimo acquistato), non stiamo minimamente rispondendo all’input lanciato dal programma di Francesco. Evangelii gaudium, infatti, è un documento da leggere comunitariamente, da far circolare, da far studiare ai catechisti, ai vari operatori pastorali della parrocchia, ai giovani, alle famiglie, all’intera comunità. Se non facciamo questo come comunità abbiamo ancora una volta rimandato – forse per mancanza di coraggio, di forza e di tempo – alla possibilità di prospettare un’opzione pastorale differente che possa liberare finalmente la positività della diversità dei carismi e superare un asfittico appiattimento. Insomma Francesco con il suo recente documento ci invita ad una conversione personale e comunitaria. Sta a noi adesso tentare di attuare il programma del pastore “venuto da lontano”. Il cinquantesimo dell’erezione canonica della parrocchia che stiamo ricordando e celebrando – e non solo festeggiando – in quest’anno è un’occasione propizia per provare a percorrere sentieri forse meno battuti e comodi ma più fecondi.

Rocco Gumina

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