2° EDIZIONE

Editoriale

logo-san-pio-x-1Il tempo trascorso dal primo numero trimestrale ad oggi, è stato sicuramente un periodo di grande fermento che ci ha visti impegnati in tante attività inerenti sia la celebrazione del 50° della parrocchia sia la ordinazione diaconale del nostro amico e parrocchiano Leandro Giugno. Si è concluso intanto il concorso per la creazione del logo rappresentativo del 50° della Parrocchia al quale hanno partecipato undici concorrenti. La commissione composta da Don Alessandro Giambra, Don Ivan Graci, Raffaele Giarratana,Renato D’Antoni e dagli esperti Don Vincenzo Giovino, Domenica Polizzi e Giuseppe Rabbiolo ha scelto il logo ideato da Gianluca Patti, in quanto la sua realizzazione è stata eseguita con accuratezza infatti l’immagine, le linee e i contorni esprimono estrema pulizia ma soprattutto grande personalità e forza emotiva. Il logo, oltre alla sua coerenza con il 50° della parrocchia, si mostra di facile memorizzazione e coniuga una significativa e fondamentale dimensione tra la Parrocchia e il Magistero della Chiesa in un contesto di forte Spiritualità. E’ stata intensificata in questo periodo, per l’arrivo di settanta immigrati, l’attività di volontariato Vincenziano nel Centro di Madre Speranza e si è registrata una partecipazione spontanea e numerosa di tanti nuovi volontari che hanno recepito la testimonianza ed il messaggio che i primi operatori hanno saputo comunicare ispirandosi al carisma di Madre Speranza. Ma l’aspetto più significativo e più coinvolgente nella celebrazione del cinquantesimo è stata sicuramente la ordinazione diaconale del nostro Leandro Giugno che è stato accompagnato in questa sua scelta fondamentale di vita, oltre che dalla sua famiglia, dal nostro parroco Padre Alessandro Giambra che ha tenuto per mano il giovane Leandro in questo suo cammino; dal buon Don Michele figura di riferimento e di ascolto e da tutta la comunità parrocchiale che ha visto in Leandro un figlio ed un amico caro. Abbiamo collaborato con gli operatori della scuola Leonardo Sciascia nella realizzazione del concorso a premi sul Presepe. Abbiamo anche dovuto, con tristezza, salutare Padre Gabriel Ollekillel che è stato nella nostra Parrocchia tre anni durante i quali abbiamo imparato a conoscerlo e ad amarlo. Sappiamo infatti le attività sociali che svolgerà nella sua terra, apprezziamo il suo impegno pastorale e lo accompagniamo con affettonella sua missione.

Mirella Campione Pilato

Andiamo alla grotta di Betlemme 

Mentre scrivo mi trovo ad Aviano ad accompagnare un’amica che deve fare la chemioterapia: come la vita può cambiare con una radiografia, con una risonanza. Penso, prego e piango, guardo i volti di tante persone che aspettano in silenzio il loro turno, mi colpisce un giovane in particolare che piange, si piega per il dolore allo stomaco, rimango in silenzio non so che cosa dire, mi sento wpid-Screenshot_2014-01-21-13-47-382.jpgdisarmato, lo guardo con tanta compassione non posso trattenere le lacrime. Mi sento impotente, nessuno parla, tanti hanno la parrucca. Mi avvicino a quel giovane ma non dico nulla, lui mi guarda con gli occhi pieni di lacrime e mi ringrazia. Tutta la nostra vita dovrebbe essere una continua lode, un inno di grazie al Figlio di Dio che si è fatto solidale facendosi uomo, avvicinandosi ad ogni uomo per asciugare le nostre lacrime, per portare la sua e la nostra croce, per essere il nostro cireneo. Dio si è fatto carne, un evento di inconcepibile grandezza, che Dio si faccia uomo un creatore che si mette accanto ad ogni creatura; è sorprendente che questo Dio fatto uomo abbia voluto condividere non solo le gioie ma anche i dolori; ha sofferto fisicamente, psicologicamente e spiritualmente nella sua esistenza umana. Lo stupore arriva al culmine quando vediamo che questo Dio che è immortale, che è la vita stessa, è morto da uomo. E quale morte? La morte più dolorosa, più ignominiosa esistente a quel tempo, morte legata alla maledizione,morte da peccatore. Tutto questo per amore! Ma la morte, la sofferenza sono state sconfitte dalla risurrezione di Cristo il vivente. La Chiesa questo celebra anche nella Messa del Natale, la Chiesa è il corpo di Cristo risorto nel già in attesa del non ancora. La nostra comunità parrocchiale, nata durante il Concilio Vaticano II, quest’anno celebra il 50° della sua erezione canonica. In questa solenne occasione ancora una volta fa sue le parole della Gaudium et Spes; la Costituzione esprime un sentimento di empatia universale che ogni vero cristiano deve avere verso tutti i suoi fratelli e verso l’intera creazione: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (GS 1). La nostra comunità è chiamata sempre più ad essere “esperta in umanità”. Una comunità di fede e carità per dare speranza. Oggi abbiamo estremamente bisogno di riscoprire  il valore della comunione, dell’interdipendenza e della solidarietà per poter uscire da quell’egoismo individualistico a da quella orgogliosa autosufficienza che sono  – come tante volte ha sottolineato papa Benedetto XVI – il male endemico del nostro tempo, tecnologicamente sempre più avanzato, ma drammaticamente sempre più povero in umanità. Gesù povero, forestiero, ammalato, senza casa, fugge dalla guerra, dalla fame, è in mezzo a noi. Ogni cristiano e soprattutto noi, siamo chiamati ad annunziare il suo messaggio di speranza, di misericordia, di tenerezza, di serenità, di gioia e ad asciugare le lacrime. La forza per poter essere credibili la troveremo nella preghiera, nel rapporto intimo con Gesù. Andiamo alla grotta di Betlemme e contempliamo in silenzio un bimbo che è nato per noi, il Figlio di Dio, l’Eterno. Non siamo più soli, nasce la speranza, l’ottimismo per andare avanti. La solidarietà, la vicinanza non risolvono i problemi ma ci fanno sentire meno soli nel viaggio della vita. Che l’annuncio degli angeli “Gloria a Dio e pace agli uomini che egli ama” possa raggiungere il cuore di ogni uomo soprattutto di chi ha il cuore ferito. Il Salvatore nato a Betlemme non è un Dio anonimo e remoto; Egli è il Dio con noi. Gesù è rimasto con noi nell’Eucaristia, nel volto di ogni fratello che incontriamo. Buon Natale con l’augurio che il 2014 sia un anno ricco della sua misericordia.

Sac. Alessandro Giambra

IL PRIMO PARROCO,

PADRE PIETRO PIANGIAMORE

wpid-IMG_20140123_160355.JPGPadre Piangiamore nacque a Calascibetta il 5 Novembre 1928; da ragazzo cominciò a sentire la chiamata verso il sacerdozio, e questa sua vocazione venne sostenuta dal Can. Vaccaro  i quale, distogliendolo da altre attività e interessi, gli fece scuola gratuitamente perché potesse recuperare gli anni della Media e così nel 1943 poté entrare in seminario. Fu ordinato sacerdote il 29 Giugno 1952 da Mons. Giovanni Iacono. Padre Piangiamore cominciò a svolgere il ministero pastorale a Calascibetta come vice parroco nella parrocchia di S. Antonio dove rimase per due anni sino al 1954. In quello stesso anno si trasferì a Caltanissetta come vice parroco a S. Croce, dove trascorse ben 8 anni. Dal ’62 al ’64 fu anche cappellano del monastero delle Sorelle Clarisse. Nel 1964 il Vescovo Mons. Monaco lo nominò parroco dell’erigenda Chiesa San Pio X. Per un certo periodo si trovò a svolgere il servizio pastorale e di culto in un garage, ma subito si dedicò con vera passione alla costruzione della nuova Chiesa progettata dall’architetto Averna. Egli fu il 1° PARROCO di San Pio X e svolse l’attività pastorale per 30 anni precisamente dal 1964 al 1994 quando, per le condizioni di salute, dovette lasciare l’ufficio di parroco. Gli va riconosciuto il grande merito di avere guidato i primi passi della nuova parrocchia e di avere impostato un lavoro che oggi continua con ottimi risultati, grazie alla presenza del nuovo parroco, P. Alessandro Giambra. Nel 1995 dopo che lascò la parrocchia, venne nominato canonico del Capitolo Cattedrale. Morì il 7 Febbraio 2004

I vice parroci,

Padre Giuseppe Canalella

Sono stato a San Pio X circa sette anni, dal settembre 1966 al settembre 1973. Sette anni che hanno arricchito la mia esperienza pastorale di giovane sacerdote: quando arrivai avevo 26 anni. Fu Mons. Francesco Monaco, il vescovo del tempo, a mandarmi a San Pio X. Iniziai il mio servizio pastorale predicando il triduo in preparazione alla festa di San Pio X, che allora si celebrava il 3 settembre. Ricordo l’ansia e la paura di quei giorni ma poi, superato il primo impatto, mi inserii benissimo nella nuova realtà, con tutto l’entusiasmo dei miei anni giovanili. Si era chiuso da poco il Concilio Vaticano II, e sentivo forte il desiderio di portare in parrocchia le novità e i cambiamenti da esso promossi. Si faceva molta fatica a farli decollare. I ragazzi e i giovani, a cui io mi dedicavo particolarmente, respiravano già il clima sessantottino, e l’Azione Cattolica, a cui allora si faceva riferimento, non era ancora attrezzata adWP_002193 affrontare i profondi cambiamenti che stavano avvenendo nella società e nel mondo giovanile in particolare, Ma ricordo che, nonostante le tante difficoltà, non mi arrendevo facilmente. Ma tutto questo mi era possibile grazie alla collaborazione dei tanti operatori pastorali, che ricordo tutti con affetto e stima per la loro dedizione e generosità: ho presenti i loro volti e nell’orecchio conservo l’eco della loro voce. Fra i tanti eventi parrocchiali, ricordo con piacere due appuntamenti annuali: il Carnevale dei bambini con la sfilata delle mascherine; un momento di festa per tutti, piccoli e grandi; e poi la visita pasquale alle famiglie che facevo io, e che mi dava l’opportunità di incontrare tante persone. Si spiega così l’affetto e la stima di cui ero circondato.

Padre Giuseppe Canalella

 I vice parroci, 

Can. Angelo Gallo

WP_002195Nella parrocchia di San Pio X il sottoscritto can. Angelo Gallo è stato il secondo vice parroco dal settembre 1971 al 1978. La chiesa si era trasferita da poco dal garage alla nuova struttura… la comunità di San Pio X era tutta in fermento e aspettava con ansia il nuovo collaboratore. L’entusiasmo giovanile e sacerdotale, la spinta di incoraggiamento dello stesso parroco, lo spirito nuovo del Concilio Vaticano II, la mia indole esuberante e soprattutto la voglia di collaborare lealmente con il parroco nel completare la chiesa, sia nella sua struttura materiale che nella formazione spirituale e comunionale della comunità ecclesiale, mi fecero abbracciare con gioia il ruolo di “vice parroco manovale”.  Fu un duro lavoro la creazione e la sistemazione dei vari rami di Azione Cattolica nei locali sotto la sacrestia e nei locali sottostanti la chiesa. Con i ragazzi, i giovani, gli uomini, le pie donne di Azione Cattolica, come le sorelle Daleo, la disponibilità del sacrista Michele Miraglia e con l’intraprendenza di alcuni uomini della parrocchia si mise avanti un cantiere di lavoro con un programma e un’adeguata squadra di collaboratori per l’animazione parrocchiale nelle sue essenziali esigenze: la catechesi, la liturgia, l’oratorio, l’apostolato. Gli anni trascorsi in San Pio X furono anni di intenso e fecondo lavoro pastorale nelle famiglie, fra i giovani e tra i principali responsabili dei vari gruppi parrocchiali. In parrocchia fu un grande avvenimento quando si potè organizzare una grande assemblea di fedeli per eleggere sia il consiglio pastorale parrocchiale che il consiglio per gli affari economici della parrocchia. Organismi che operarono in armonia e sotto la guida del parroco, collaborati dal sottoscritto e dal presidente signor Ferrara Calcedonio. Auguri al parroco sac. Alessandro Giambra che ha saputo raccogliere, completare, e sempre più migliorare sia la struttura che la pastorale parrocchiale ma soprattutto la formazione e la spiritualità della comunità di San Pio X.

                                                                                        Can. Angelo Gallo

I vice parroci,

Don Rosario Falzone

TempAttachL’ultimo vice parroco di Padre Pietro Piangiamore è stato don Rosrio Falzone salesiano che, per motivazioni familiari, ottenne dal Vescovo del tempo di potere esercitare in Diocesi il ministero sacerdotale. Iniziò il suo esercizio di Vicario parrocchiale il 18 agosto 1987 con la predicazione del Triduio di San Pio X. In parrocchia si occupò della Pastorale Giovanile, dell’assistenza religiosa a domicilio delle persone anziane, della guida dei centri di ascolto e svolse il, servizio religioso alla piccola comunità delle Figlie di Sant’Anna operanti alla Casa Albergo Mazzone. Pur se per l’aggravarsi della situazione familiare fu costretto a ridurre la sua presenza in parrocchia, svolgeva ancora la funzione di vice-parroco quando nel 1964, dopo 30 anni di guida pastorale, Padre Pietro Piangianore lasciò l’uffico di parroco della San Pio X a Padre Alessandro Giambra del quale Padre Rosario Falzone fu il primo vice-parroco.

 

 

 

CENTRO “MADRE SPERANZA”

ACCOGLIENZA

wpid-IMG_20140127_160022.JPGAiuta il prossimo ma non badare al colore della sua pelle… Dopo i numerosi sbarchi a Lampedusa, al fine di smaltire il sovraffollamento creatosi nei primi centri di accoglienza, i migranti sono stati distribuiti in altre strutture che hanno la possibilità di ospitarli. Così il nostro Parroco Padre Alessandro Giambra si è impegnato ad ospitare settanta ragazzi presso il Centro Madre Speranza. Ragazzi che inizialmente mancavano di tutto dal vestiario alle scarpe, da una doccia calda a un po’ di cibo. Così alla mensa per gli italiani, già attiva da qualche mese al Centro Madre Speranza, si è aggiunto questo nuovo servizio. Per raccontare una giornata tipo dell’immigrato bisogna cominciare dall’ora di colazione durante la quale viene servito il latte con i biscotti, il caffè e il succo di frutta. Dopo la colazione i ragazzi sistemano le loro camere; alcuni di loro danno una mano in cucina; altri provvedono al lavaggio dei vestiti in lavanderia seguiti per queste attività dai volontari che li aiutano a svolgere bene queste faccende. Le volontarie presenti al centro dopo aver servito il pranzo agli italiani, intorno alle 13:00 servono il loro pasto, sicuramente diverso dal precedente poiché diversa è la loro cultura e diverse le loro abitudini culinarie. Infine la sera viene servita la cena durante la quale si cerca di creare dei momenti di aggregazione per farli sentire come a casa o in famiglia; per non far sentire loro il peso della solitudine che li affligge. Una bellissima esperienza è stata quella di festeggiare il compleanno di Sajjad; le volontarie si sono prodigate nella preparazione di dolci e torte ed è stato veramente un momento di gioia vedere l’emozione che ha provato nel dire che anche la sua mamma lo festeggiava preparando per lui tante buone pietanze. In effetti se ci fermiamo un attimo a riflettere sulle difficoltà che ognuno di loro deve affrontare per raggiungere il nostro paese; ai maltrattamenti che subisce, agli affetti che lascia; non si può fare a meno di prendersi cura di loro; non si può far f inta di non vedere o sentire; bisogna rimboccarsi le maniche ed aiutarli ad integrarsi. Ed evitiamo commenti del tipo “Aiutati i niguri cu tanti italiani c’hannu bisugnu” perché nel libro della Genesi leggiamo della creazione del mondo, dell’uomo e della donna ma non mi pare che si faccia riferimento al colore della pelle o alla razza. Sono allora uomini, donne, bambini proprio come noi che hanno però la sfortuna di essere nati in paesi dove non cessa mai la guerra, la persecuzione; che scappano per salvarsi cercando una via di speranza che si trasforma talvolta in via di morte. Persone che devono essere accolte, aiutate, amate proprio come amiamo ed aiutiamo i nostri fratelli più deboli.

                                                                                       Anna Maria Lapis

 

CENTRO “MADRE SPERANZA”

MENSA

È difficile tradurre in parole quello che si prova nel gesto di dare il pane a chi non ne ha o nel ricevere un sorriso da chi non ha nulla. Sono insegnamenti di vita che fanno riflettere e che ci spronano ad essere operatori di pace e dispensatori di serenità in un mondo che, mai come oggi, ha bisogno di questi valori. Sono circa 120 i pasti caldi che distribuiamo ogni giorno alla mensa del Centro Madre Speranza di Via wpid-IMG_20140128_092534.JPGMussomeli ,nel quartiere Saccara. Oggi la mensa del Centro è diventata punto di riferimento per tanti bisognosi della città, come anziani, disoccupati, famiglie disagiate e famiglie senza fissa dimora. Dal lunedì alla domenica, a pranzo e a cena, serviamo a tavola un pasto caldo composto da un primo, un secondo con contorno, pane e frutta. Tutte le attività della cucina vengono svolte sia dalle Vincenziane della Parrocchia San Pio X, sia da altri volontari provenienti dalla nostra stessa parrocchia o da altre parrocchie della città. Per noi volontari la costatazione che ci fa stare male è che, ancora oggi, molte persone che vengono da noi a consumare un pasto la sera sono costretti ad andare a dormire in case abbandonate fatiscenti. Alcuni di loro sentono pure il bisogno di parlare con noi, confidarsi perché non hanno nessuno a cui riferirsi disposti ad ascoltarli e dare loro consigli. Per cui possiamo dire che la mensa è innanzitutto un luogo sereno di accoglienza dove nessuno si sente umiliato, trascurato, solo.

Salvina Dell’Aira Maddalena Patti

 

CENTRO “MADRE SPERANZA”

DOPO SCUOLA

wpid-IMG_20140129_154027.JPGPuntuale, organizzata e dinamica, dal mese di  Ottobre è ripresa l’attività di doposcuola e interventi di recupero scolastico, sociale ed ambientale per alunni nisseni ed extracomunitari delle scuole primaria, secondaria di primo e secondo grado che il “Pozzo di Giacobbe” ha programmato e sta realizzando nell’ambito di progetti, servizi e interventi concreti per le persone e le famiglie in difficoltà. Il “Pozzo di Giacobbe”, di cui è presidente la prof. Mirella Campione e Assistente spirituale Padre Alessandro Giambra è un Gruppo autonomo del Volontariato Vincenziano operante in Via Mussomeli, nel cuore della Saccara. Il centro accoglie bambini e ragazzi in situazioni di disagio e consente loro di vivere in un ambiente sereno, offrendo loro attività varie di carattere scolastico, culturale e ludico-sportive. Attività di puro e generoso volontariato che viene offerta per promuovere la crescita e la dignità delle persone. Si tenga presente che il Pozzo di Giacobbe è quello a cui – secondo il Vangelo di Giovanni – va ad attingere acqua la Samaritana mentre Gesù riposa presso il pozzo. Gesù sa che quella donna, dalla vita disordinata, ha bisogno non di sola acqua e le dice: «Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna». E’, quindi, il Volontariato un’organizzazione di persone che intendono vivere la solidarietà e la carità Cristiana secondo il Vangelo; farsi, insomma, imitatori del Cristo che ha amato con particolare predilezione tutti i poveri e i sofferenti; vedere Cristo nei poveri e pertanto rispettarli, servirli e amarli. Le attività di doposcuola e ricreative si svolgono per 5 giorni alla settimana, nel pomeriggio; gli alunni che frequentano sono 41 (23 frequentano la scuola elementare, 8 la scuola media e 10 quella superiore); gli insegnanti impegnati sono circa 15 e 5 i volontari che prestano attività di assistenza. Oltre al doposcuola viene dato aiuto morale e materiale ai minori e alle loro famiglie: privilegiando la promozione dell’integrazione sociale dei ragazzi, aiutandoli nella scoperta di sé intesa come autostima, autoaffermazione, approfondimento delle proprie potenzialità, capacità ed attitudini. Gli amici del Pozzo di Giacobbe credono che il futuro si costruisce gettando ponti e non erigendo muri, attingendo al pozzo della verità. Per questo si impegnano a favore delle persone in difficoltà e operano per la promozione umana in situazioni di frontiera tra culture, lingue e religioni.

                                                                                             Antonio Guarino

 

CENTRO “MADRE SPERANZA”

BANCO ALIMENTARE

wpid-IMG_20140130_143444.JPGDa tre anni nel centro di Madre Speranza, le volontarie Vincenziane offrono il servizio del banco Alimentare. Noi volontari, essendo stati a contatto diretto con persone che vivono in situazioni di disagio, abbiamo rilevato che il fabbisogno economico della nostra comunità è aumentato perché sempre più famiglie ricorrono a noi chiedendo aiuto. Oggi infatti le caratteristiche del “meno abbiente” sono cambiate, fino a poco tempo fa, si rivolgevano al nostro servizio famiglie assolutamente prive di reddito, oggi non si tratta più di famiglie senza lavoro ma di famiglie che, per la crisi che stiamo vivendo, sono incapaci a sostenere le economie familiari che sempre più sono gravate da spese. Il meno abbiente ha cambiato anche connotazione culturale perché non si tratta più di persone di livello culturale e sociale modesto ma di persone capaci, con competenze lavorative, esperienze  professionali e saperi che non riescono ad immettersi nel mondo del lavoro sia  per la crisi presente, sia perché tagliati fuori dai target di ruoli che vengono richiesti. Quindi al nostro sportello ogni due mercoledì del mese si presenta un variegato (per età e condizione sociale) numero di persone che chiede di potere usufruire della distribuzione degli alimenti. Ad oggi noi assistiamo 350 persone che corrispondono a 75 famiglie nissene. Tutte sono registrate in un date base e di loro annotiamo le informazioni elementari, che ci permettono di potere stabilire dei semplici criteri di accesso al servizio. A tutti chiediamo la dichiarazione ISEE che ci permette di individuare il reddito a disposizione; un documento di riconoscimento e la composizione della famiglia per individuare le fasce di età e quindi i bisogni degli stessi. Certo, viviamo di quello che il banco alimentare ci dà, e comunque qualcosa è meglio di niente.

                                                                                             Marianna Pullara

IL SACRAMENTO DELL’ORDINE: DIO PER NOI

IMG_20140131_144344Gesù nel mistero della Sua incarnazione si fa uomo con Noi uomini e nel sacramento del battesimo vive in Noi facendoci Figli come Lui è Figlio. Nel sacramento dell’ordine Egli come pastore e guida, medico e maestro, ci sostiene e custodisce con la Sua viva e operosa presenza, garantendoci il necessario per vivere in Lui, cioè il dono del Suo corpo e sangue con l’Eucarestia e il dono dello Spirito Santo con la Sua Parola di Verità e la medicina della confessione e dell’Unzione dei malati nel corpo e nello Spirito. Questa mistero della santa presenza è Gesù uomo e Dio che continua a essere Salvatore e Signore nella Sua incarnazione come uomo vero, l’uomo che fu che è e sarà, e non un uomo generico, ma quel uomo Gesù nato da Maria e dallo Spirito, Maschio, nato a Betlemme e cresciuto a Nazareth, con la sua personalità e la Sua umana storia. Quindi è Gesù nell’unità della Sua umanità e divinità che ci salva e guarisce, umanità e divinità che continua, che si RI-presenta nel sacerdozio ministeriale, dico ripresenta e non rappresenta, il ministro ordinato infatti, sia nel grado di diacono, di presbitero e di vescovo, sono la continuazione di Gesù vero Uomo e Dio, ecco perché il ministero sacerdotale può riceverlo solo un battezzato di sesso maschile. Il diaconato è il primo grado del sacerdozio ministeriale, come ministro della Parola e servo della Mensa e responsabile della Carità, continua la liturgia dell’altare con la “liturgia della prossimità” nella vita ordinaria, cosi il diacono è ministro che serve l’incontro tra lo Sposo Gesù e la chiesa sposa che celebra nell’altare e che vive e soffre nei poveri e malati, il diacono serve il pane della Parola e della Santa comunione e il pane della Carità. Come ministro della chiesa, può benedire le nozze e presiedere le esequie dei defunti, e può impartire tutte le benedizioni su persone e cose secondo quanto consentono le norme. La celebrazione dell’ordinazione inserita sempre nella Santa Messa si realizza in vari momenti, il primo è la chiamata e elezione del candidato, dopo l’omelia l’interrogazione circa gli impegni da assumere con il ministero di cui la conformazione a Cristo, l’obbedienza e il celibato per coloro che non sono sposati, infatti dal concilio vaticano II anche gli uomini sposati possono essere ordinati diaconi ma non possono accedere al presbiterato. Dopo il candidato come segno di totale dono di sé e di abbandono a Dio nelle mani della chiesa della terra e del cielo, si prostra a terra mentre vengono cantate le litanie dei Santi, momento centrale ed essenziale e l’imposizione delle mani del vescovo, segno usato da Gesù e dagli Apostoli per la trasmissione dello Spirito Santo che consacra, poi segue la preghiera di consacrazione, subito dopo il neo diacono viene rivestito della stola e della funicella, abiti propri che indicano il ministero ricevuto.

Padre Ivan Graci

UNA CELEBRAZIONE: DUE EVENTI DI GRAZIA

1476494_264872613660755_722348165_nUn’emozionante celebrazione Eucaristica, un grande evento di gioia ha profondamente, segnato la mia vita, con il sacramento dell’Ordine del Diaconato ricevuto domenica 1 Dicembre nell’Anniversario del Cinquantesimo della Parrocchia San Pio X. Un avvenimento che è dono non solo per il mio cammino verso il sacerdozio, ma anche per l’intera mia comunità parrocchiale. Quest’ultima mi ha generato alla fede e mi ha accompagnato durante questo cammino vocazionale, sia dal punto di vista spirituale che da quello prettamente umano. L’evento del Cinquantesimo dell’erezione della Parrocchia San Pio X ed il mio diaconato sono eventi strettamente correlati tra loro, sia perché entrambi sono celebrazione di un’unica grazia, quella di Dio, sia perché in una comunità locale, che festeggia l’anniversario della sua fondazione, viene Ordinato un membro che dona liberamente la sua vita per il servizio a Dio e ai fratelli. Dietro a colui che serve l’altare c’è una storia infatti, un cammino di fede che non posso aver realizzato da solo. Il mio cammino di discernimento è iniziato all’età di circa diciassette anni. Un ragazzo come tanti, che vuole vivere la sua adolescenza, in preda a molti dubbi e turbamenti, che si pone domande che concernono la sua esistenza, le sue possibili scelte che poteva fare ancora legato al lavoro che svolgeva e agli amici che frequentava; che sentiva pero nel cuore il desiderio di seguire Dio.

La parrocchia San Pio X è stata per me un punto di riferimento, perché se mi sento generato alla fede, confermato nella vocazione, animato dallo zelo per l’attività pastorale nella Chiesa diocesana, è proprio grazie ad essa. Ero responsabile di un gruppo di preghiera, “Dio Amore”, accompagnavo un gruppo di giovani adulti nel cammino di preparazione alla cresima, operavo come volontario nella casa di accoglienza per persone disagiate “Madre Speranza”. Figura determinante per me è stato il parroco Padre Alessandro Giambra, che non solo si è preso a cuore la mia situazione, ma mi ha seguito sia durante gli anni del mio discernimento vocazionale, sia nel mio cammino intrapreso in Seminario il 18 febbraio 2006. Il suo profondo realismo, il suo senso di altruismo vissuto come dono e soprattutto la sua fermezza d’animo sono state virtù che ho voluto sempre imitare. Nel Centro Madre Speranza ho compreso come sia necessario mettersi in ascolto di chi vive i disagi di una società che molto spesso esclude e chiude, essere solidale con chi necessita di aiuto, di comprensione.

Tutto però sembrava appagarmi e realizzarmi perché ero convinto di rimanere legato a ciò che già avevo. L’incerto era per me motivo di inquietudine, perché avevo grande timore di sbagliare o che tutto si rivelasse un insuccesso. Ma il mio ingresso in seminario ha smontato quest’idea, sia per l’accoglienza che ho ricevuto dal nostro Vescovo Mons. Mario Russotto e dall’allora rettore Massimo Naro, sia perché mi sono affidato al Signore. Luce ai miei passi è stata la Sua Parola! Non mi ha permesso di arrendermi, ma di lottare contro le intemperie e tutte le reali difficoltà che ho incontrato lungo il cammino, che, se Dio vorrà, giungerà al sacerdozio. Ho intrapreso i miei studi, convinto che non ce l’avrei fatta, invece il Signore mi ha dato la grazia di amare il sapere, di immergermi nell’approfondimento della teologia, necessaria per la mia formazione, ma soprattutto per la mia preparazione. Il diaconato, ricevuto in parrocchia mi fa riflettere, alla luce della mia esperienza nella comunità di san Pio X, sul triplice servizio: alla Parola, perché in assemblea l’unire il cuore a Colui che parla attraverso  la lettura delle Sacre Scritture diventa la base per la propria vita; all’Altare, perché la posizione del diacono è dietro il presbitero e non solo lo assiste, ma eleva il calice insieme a lui, segno che indica la sua totale appartenenza al Sangue di Cristo sparso per la remissione dei peccati e per il dono della propria esistenza; alla Carità, che è vita concreta, testimoniata con gli altri, attraverso gli altri e per gli altri, perché l’Amore diviene disponibilità.

Quest’ultima capacità è reciprocità dell’amare e dell’essere amati! Ed io in Parrocchia ho vissuto proprio questo: ho creduto di dare molto, ma invece ho ricevuto e imparato tanto. In questo 50°di San Pio X sto riflettendo sempre di piu sia su cio che ho svolto in parrocchia che sulla formazione che ho ricevuto da tutta la comunità che ringrazio vivamente, chiedendo preghiera e impegnandomi a pregare per lei, perché da essa possa nascere un altro giovane che possa donare la propria vita al servizio della Chiesa.

Don Leandro Giugno

SCUOLA E PARROCCHIA INSIEME…PER

RICORDARE IL 50° ANNIVERSARIO DELLA

PARROCCHIA S. PIO X

presepe fotoLa scuola L. Sciascia intrattiene da anni utili e positivi rapporti con le istituzioni viciniore,promuovendo o rispondendo ad iniziative di collaborazione che hanno scopi educativi e formativi. La chiesa S. Pio X, per la sua particolare posizione e per la tradizione di collaborazione che contraddistingue da anni i rapporti con la scuola, rappresenta uno degli interlocutori più efficaci. La ragione è semplice: scuola e chiesa sono un punto di riferimento comune a molte famiglie e a molti bambini appartenenti allo stesso bacino territoriale e umano. Tale realtà trova nelle attività condivise dalle due istituzioni un punto di incontro e di condivisione.Molte presepe poesiale iniziative realizzate nel corso degli anni, nell’ottica di una crescita e di uno s v i l u p p o comuni: gli incontri interistituzionali volti alla conoscenza reciproca; le visite del vescovo;le azioni comuni rivolte ai poveri e agli stranieri la proposizione di attività che valorizzino l’arte e la tradizione.Anche quest’anno scuola e chiesa non vogliono perdere l’occasione per strutturare un percorso umano e solidale incentrato sui valori della collaborazione e della co – costruzione, lavorando insieme per valorizzare il Natale e spargere intorno alle famiglie e ai nuclei sociali insistenti nel territorio, il senso della solidarietà, del rispetto e della divulgazione di contenuti e valori che a causa delle difficoltà sociali crescenti e del materialismo diffuso, rischiano di scomparire. Il dilagante senso di vuoto che ci circonda, unito alle trasformazioni subite dalla famiglia, all’imperio delle tecnologie e all’allontanamento dai valori cristiani è sempre più causa di difficoltà e di disagi che si riflettono inevitabilmente sulla crescita e sulla stabilità futura dei nostri alunni. In questo senso, per noi svolgere attività improntate a cultura e valori spirituali e morali rappresenta un’ancora di appoggio e un punto di riferimento pregni di significato.

presepe disegnoCosa faremo allora quest’anno? Considerato che ricorre il 50° anniversario della nascita della parrocchia S. Po X, di comune accordo, si è pensato di coinvolgere gli alunni delle quinte classi nell’elaborazione di un soggetto riguardante il presepe: un testo, una composizione poetica, una foto, un disegno. Gli alunni, che saranno impegnati personalmente nella elaborazione dei contenuti, non si limiteranno alla semplice produzione ma, dopo aver creato i soggetti, trasformandosi in una vera e propria”giuria”, li valuteranno e selezioneranno, secondo criteri di coerenza, profondità e bellezza,N e li consegneranno alla parrocchia che li renderà pubblici, provvedendo anche all’assegnazione di quattro primi premi ai bambini più creativi.I lavori saranno coordinati dall’insegnante Elisa Martorana e consegnati alla dottoressa Mirella Campione che da anni svolge attività di volontariato all’interno della parrocchia. Prima dell’avvento del Natale e in concomitanza con la ricorrenza dell’anniversario della parrocchia, i premi saranno consegnati agli alunni. Come Dirigente della scuola “L. Sciascia” mi preme sottolineare che il valore dell’iniziativa non consiste nel conseguimento di un premio, né tanto meno nella partecipazione ad un mero evento pubblico. Ritengo, al contrario, che quello che conta sia il processo umano che porta alla costruzione di un evento o di una manifestazione e che il risultato più grande di tali iniziative debba essere quello di sollecitare le famiglie e i bambini alla creazione di occasioni per condividere esperienze e creare speranze di bene. A questo proposito voglio sottolineare il generoso impegno annuale della raccolta di alimenti da destinare ai poveri della città, preso in carico dalla scuola nei periodi più importanti della vita religiosa della parrocchia: Natale e Pasqua. Con l’iniziativa di quest’anno intendiamo dare, come scuola, un utile contributo alla vita di un’istituzione che per sua natura e compiti ha come fine la formazione religiosa ed etica dei bambini e delle famiglie cristiane. Ci auguriamo, infine, che i valori del cristianesimo possano essere diffusi e fatti propri anche da persone non avvezze alla frequenza della chiesa ma che, tuttavia, attraverso l’esempio e la testimonianza possano apprezzare il senso della cooperazione e della crescita in una comunità che è immersa ormai a pieno titolo anche nella problematica dell’integrazione degli stranieri. Come scuola speriamo di incrementare la rete delle collaborazioni e ci proponiamo di mettere a disposizione ogni risorsa possibile per edificare la persona umana e la città di Caltanissetta.

Giusy Mazzarino

IL SALUTO DI PADRE GABRIEL

1477407_770743466285462_1297612191_nCarissimo Padre Alessandro Giambra, Carissimo Vice Parroco Padre Ivan Graci, carissimi e carissime tutti voi, io oggi vorrei rendere grazie a Dio e a voi tutti, piccoli e grandi. Sono contento perché ho trovato e ho ricevuto quello che volevo fare cioè i miei studi, e sono pronto a tornare a casa per il mio servizio sacerdotale. Sono triste perché vi lascio dopo circa tre anni che stiamo e condividiamola nostra vita cristiana insieme. E’ sempre difficile dire ciao a cari carissimi fratelli e sorelle come voi. Ma è la realtà per noi preti servitori che sempre siamo in cammino, oggi siamo qua e domani siamo là. Grazie tanto anche per i miei studi in Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, “San Giovanni Evangelista” Palermo; specialmente per il Diploma di Licenza in Teologia Pastorale dove mi sono licenziato e qualificato «Magna Cum Laude Probatus» cioè 90/100; Grazie ancora per l’accoglienza, la fraternità e l’ospitalità che ho ricevuto da diverse persone individuali, le famiglie, diverse associazioni cristiane, diversi gruppi come i bambini, gioventù, le mamme, gli uomini e i nostri  sacerdoti.

Fratelli e sorelle, allora, chi riconosce il bene ricevuto, nutre un sentimento di gratitudine verso coloro che gli hanno fatto del bene. Ringrazio voi come i mei benefattori e dare rendimento di grazia a voi significa riconoscere di aver ricevuto la grazia da Dio cioè sono fortunato per avere questa opportunità di studiare a Caltanissetta. Dopo la mia riconoscenza e gratitudine a voi popolo mio, io prometto che i doni che ho ricevuto qui in Italia, per esempio, il dono della formazione per la vita cristiana, il dono della carità e il dono della sapienza cioè educazione, lo devo usare per servire meglio la Santa Chiesa di Dio e servire meglio il popolo mio cioè la mia tribù Maasai perché ancora abbiamo poca fede e poca educazione specialmente in alcuni  villaggi. Voi ringraziate il Signore per il dono della vita, straordinariamente e di più, perché voi avete tutto, sia spiritualmente, materialmente, eticamente, politicamente, tecnologicamente, e avete un buon rapporto… infatti siete fortunati. Da noi c’è molto da fare come la chiesa giovane, locale, particolare dell’Arusha perché ancora c’è la grande ignoranza e la povertà per tutta la comunità cristiane nei villaggi e ancora siamo in tempo di prima evangelizzazione e Padre Alessandro Giambra lo sa bene perché lui ha visitato la Tanzania l’anno scorso. Dunque, se è possibile vorrei chiedere ancora una volta il vostro aiuto per il mio popolo Maasai in Loliondo, Ngorongoro distretto. Carissimi fratelli e sorelle, io Padre Gabriel OlleKillel chiedo a voi di continuare l’amicizia per costruire insieme una chiesa che si chiamerà ‘San Pio X’ in Maasai terra e una scuola secondaria che si chiamerà ‘Padre Alessandro Giambra’. Grazie a tutti, tante belle cose e mettiamo l’amicizia e la fraternità in azione.

Padre Gabriel Olle Killel

 

 

Lascia un Commento!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...